Sadako (2019), il mito si ripete e si adatta

Dopo un adattamento americano un po’ fallito della leggenda di Sadako, Rings, il famoso onyrô ritorna in un film giapponese dal nome minimalista Sadako (2019) diretto dal suo creatore, Hideo Nakata.

La storia inizia con il tentato omicidio della figlia da parte di una madre in un moderno condominio giapponese. Rinchiusa in una piccola stanza piena di talismani protettivi e nutrita occasionalmente da sua madre, la ragazza sembra vivere nel martirio. Sua madre poi spruzza il pavimento dell’appartamento con la benzina e accende un fiammifero, mentre accusa sua figlia di essere la reincarnazione di Sadako. La bambina mostrerà allora dei poteri psichici eccezionali e scapperà da questo calvario. La storia segue poi il viaggio di questa nuova « Sadako » che è stata portata in ospedale perché vagava per la città, vestita con un lungo abito bianco e stringendo una bambola vestita di rosso1. Incontrerà l’equipe medica di psichiatria che cercherà di aiutarla e di farle recuperare la memoria sull’incendio che ha portato alla morte di sua madre.

Questo film prende la tradizionale maledizione del fantasma dal pozzo ma aggiunge la nozione di reincarnazione e di karma. Vedremo la vecchia Sadako ancora fedele alla sua terrificante leggenda ma anche la sua reincarnazione, una strana ragazza, bloccata e spaventata dall’acquisizione dei suoi nuovi poteri e dalle apparizioni di Sadako, venuta a sostenerla. Un’aggiunta piuttosto originale all’universo della saga che ricorda un po’ il Toshio di Ju-on: The Beginning of the End (Masayuki Ochiai, 2014), uno strano e demoniaco spirito che si reincarna in ogni bambino maschio concepito nella casa maledetta.

Per durare nel tempo, la saga di The Ring si adatta alle nuove forme di trasmissione e comunicazione audiovisiva. Così, Rings si concentra su una società segreta universitaria americana guidata da uno scienziato pazzo (interpretato da Johnny Galecki, Leonard di The Big Bang Theory) che spinge i suoi studenti a giocare a turno il video maledetto (prima della fine dei 7 giorni di tregua concessi da Sadako2). La tecnica consisteva nel fare copie del file originale (il nastro VHS dell’inizio della saga) da far vedere ad altri scelti per far circolare il virus, pur rimanendo vivi, giocando così con le regole della maledizione. Sadako 2019 va oltre, mettendo questa terribile maledizione direttamente su YouTube.

Kazuma, il fratello minore della psicologa Mayu Akikawa, è uno youtuber offbeat conosciuto come Fantastic Kazuma. Cercando di fare scalpore con una storia horror, viene a conoscenza di un appartamento bruciato nel contesto di un caso oscuro: è infatti la scena del crimine dell’inizio della trama. Il giovane si trova lì, filma ciò che vede, scopre strani oggetti di divinazione, descrive sensazioni inquietanti e pubblica il video sul suo canale prima di scomparire misteriosamente. I suoi abbonati e sua sorella vedono cose strane: una donna con lunghi capelli neri che nasconde il viso e vestita di bianco appare più volte nel video, un cerchio viene disegnato e le immagini di un passato si rivelano agli spettatori. Anche se Sadako si è reincarnata, la sua rabbia non è pronta a placarsi.

Sadako 2019 è un lavoro sul tema dell’infanzia abbandonata, il rifiuto di un bambino e le terribili conseguenze che ne derivano. Il punto comune tra tutte le Sadako messe in scena dalle origini di questa famosa saga dell’orrore è il fatto che sono state abbandonate e tradite dai loro cari, dalle loro famiglie, e più particolarmente dalle loro madri. Questa rabbia crescente che passa di generazione in generazione, di reincarnazione in reincarnazione, non fa che aumentare. E il destino dei bambini « Sadako/Samara » si ripete. È qui che entra in gioco Mayu, la dottoressa dal cuore gentile, che cerca di salvare il bambino per ritrovare suo fratello, ma anche di porre fine a questa devastante ruota del karma portando il suo sostegno e il suo affetto alla piccola bambina maltrattata.

Dopo il revival americano della saga Rings, l’universo guadagna in potenza e interesse con questo nuovo adattamento più originale e inedito della figura di Sadako Yamamura che si evolve nel suo Giappone tradizionale.

1 Un cenno alla “Dama in Rosso” di Retribution (Kiyoshi Kurosawa, 2007), un fantasma femminile che simboleggia la ruota del karma sia dolce che terrificante, ricordando all’ispettore Yoshioka che tutte le azioni, non importa quanto piccole, hanno ripercussioni nel futuro? Il rosso, colore usato regolarmente e simbolicamente in Giappone, ha molti significati: il destino e il filo rosso del destino, i torii rosso o arancione dei santuari shintoisti e il passaggio in un altro mondo… Colore associato al divino e al destino, il rosso è anche uno dei colori più utilizzati per i costumi di miko e rappresentanti del culto shintoista.

2 Quei famosi sette giorni durante i quali, una volta caduta nel pozzo, Sadako è rimasta in vita, cercando disperatamente di aggrapparsi alle pareti prima di morire. Sadako avverte quindi ogni maledetto con una strana telefonata mentre sussurra: sette giorni. Nella sua ispirazione originaria, il fantasma del pozzo deriva dalla leggenda di Okiku, una serva gettata in fondo a un pozzo per aver rotto/perso uno dei dieci preziosi piatti del suo padrone. Questo yûrei poi conta instancabilmente il numero di piatti dalla sua triste casa senza poter trovare riposo: 1,2,3,4,5,6,7,8,9 … Dov’è l’ultimo piatto?

 

 

Tradotto dal francese da Corneille Bunguye

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