Bird Box, un’apocalisse alla cieca

Diretto da Susanne Bier, Bird Box (2018) ci racconta di una misteriosa apocalisse che decima gradualmente la popolazione mondiale. Solo « chi chiude gli occhi » viene risparmiato dalle strane e invisibili creature che spingono gli esseri umani al suicidio (o alla follia) una volta che hanno guardato…

Vedere o non vedere… Bird Box

Malorie Hayes (Sandra Bullock), una giovane artista depressa e incinta, ha difficoltà a diventare madre. Va in ospedale con sua sorella, Jessica (Sarah Paulson), per un controllo di routine quando l’epidemia di demenza colpisce il paese. Vede sua sorella morire davanti ai suoi occhi in un tragico incidente d’auto e si rifugia in una casa sul ciglio della strada. Ha una sola direttiva: sfuggire allo sguardo di queste creature, quindi non guardare. Queste cose, forze misteriose, alieni e quant’altro, hanno tuttavia un punto debole: gli uccelli sembrano essere in grado di percepire il loro arrivo.

Dopo una serie di avventure inquietanti, Malorie trova comunque amore e speranza con un altro sopravvissuto, Tom (Trevante Rhodes). Poi attraversa di nuovo l’inferno in una disperata ricerca bendata con i suoi due figli (chiamati con dei bei soprannomi, Boy e Girl, un modo per questa madre di disumanizzarli, di tenerli a distanza emotiva, fino a quando non saranno effettivamente al sicuro), per raggiungere un luogo più sicuro che non sa se esiste davvero o no. Se si tolgono le bende durante il viaggio, si uccideranno in condizioni raccapriccianti.

Adattato dall’omonimo romanzo post-apocalittico, Bird Box scritto da Josh Malerman pubblicato nel 2014, il film segue la stessa narrazione, punteggiata da flashback, per spiegarci perché questa giovane donna si ritrova bendata, con due bambini, in un viaggio verso il fiume in un ultimo disperato tentativo di trovare pace e mostrare ai suoi figli la bellezza del mondo. O meglio, ciò che ne rimane. Vengono quindi evidenziati tre periodi diversi: l’inizio di questa fine del mondo, una vita familiare post-apocalittica e la grande ricerca di Malorie verso questo luogo che sembra essere al sicuro dal pericolo. L’originalità di questa temporalità dà al film un lato particolarmente coinvolgente, poiché lo spettatore spera di ottenere maggiori informazioni sulle cause di questo declino. Rivelazioni che purtroppo non ci verranno date, dato che la trama è essenzialmente incentrata su Malorie e la sua sopravvivenza. Questo spiega la scelta giudiziosa di offrire solo tre tappe nella vita di questa eroina soppravissuta selvaggia, forte e realistica eroina sopravvissuta che cercherà di superare questo mondo in rovina in cui sono nati questi due bambini.

Sebbene fortemente criticato per aver utilizzato immagini reali di un disastro ferroviario verificatosi nella città di Lac-Mégantic, in Quebec, che aveva causato la morte di 47 persone, nonché per aver influenzato numerosi adolescenti a condotte a rischio con il famoso «Bird Box Challenge» (gioco che consiste nell’esecuzione di azioni della vita quotidiana con gli occhi bendati, come guidare per esempio…), Bird Box rimane comunque un adattamento riuscito di un romanzo postapocalittico che ci ricorda l’umanità e la forza di un rapporto genitori/figli esposti in altre opere post-apo come La Strada (John Hillcoat, 2009), film ispirato al famoso romanzo di Cormac Mccarthy (The Road, 2006). Bird Box rientra anche nella categoria dei film di fenomeni strani che portano al suicidio come Phenomena (M. Night Shyamalan, 2008).

Questo film è attualmente disponibile su Netflix!

Tradotto dal francese da Corneille Bunguye

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